L'Agente della Riscossione sta in giudizio per mezzo dei propri  funzionari

La rappresentanza processuale dell’Agenzia delle Entrate - Riscossione dinanzi alle Commissioni Tributarie

Com’è noto, a seguito del decreto legge n. 193/2016, dal 1 luglio 2017 l’Agenzia delle Entrate - Riscossione è subentrata in toto ad Equitalia S.p.a.
Il nuovo Ente pubblico economico ha assunto la qualifica di Agente della riscossione sul territorio nazionale (con esclusione della Sicilia), potendo svolgere le attività di riscossione delle entrate tributarie o patrimoniali delle amministrazioni locali.
Ovviamente, il mutamento di natura giuridica dell’Agente della riscossione, che da società per azioni a totale partecipazione pubblica, quindi persona giuridica di diritto privato, è divenuta un ente di diritto pubblico, produce effetti anche sul piano processuale.
Difatti, mentre Equitalia S.p.a., formalmente “terzo” rispetto all’amministrazione pubblica, si avvaleva di avvocati del libero foro per la rappresentanza in giudizio, l’art. 1 comma 8, decreto legge 193/2016 stabilisce che: “L'ente è autorizzato ad avvalersi del patrocinio dell'Avvocatura dello Stato ai sensi dell'articolo 43 del testo unico delle leggi e delle norme giuridiche sulla rappresentanza e difesa in giudizio dello Stato e sull'ordinamento dell'Avvocatura dello Stato, di cui al regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611, fatte salve le ipotesi di conflitto e comunque su base convenzionale. Lo stesso ente può altresì avvalersi, sulla base di specifici criteri definiti negli atti di carattere generale deliberati ai sensi del comma 5 del presente articolo, di avvocati del libero foro, nel rispetto delle previsioni di cui agli articoli 4 e 17 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, ovvero può avvalersi ed essere rappresentato, davanti al tribunale e al giudice di pace, da propri dipendenti delegati, che possono stare in giudizio personalmente; in ogni caso, ove vengano in rilievo questioni di massima o aventi notevoli riflessi economici, l'Avvocatura dello Stato, sentito l'ente, può assumere direttamente la trattazione della causa. Per il patrocinio davanti alle commissioni tributarie continua ad applicarsi l'articolo 11, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546”.
L’articolata disciplina, in materia di rappresentanza processuale del nuovo Ente, fa comprendere come il nuovo ente sia da un lato di natura strumentale rispetto all’Agenzia delle Entrate, dall’altro tenuto ben distinto dall’organigramma di quest’ultima.
Un’attenta lettura del comma 8 del predetto art. 1, combinata con la natura pubblica dell’Ente economico sembra far escludere che per la rappresentanza nel giudizio tributario l’Agenzia delle Entrate possa ricorrere ad avvocati del libero foro.
Infatti, il comma 8 fa salvo quanto disposto dall’art. 11 comma 2 D.Lgs. n. 546/1992 in forza del quale l’Agenzia delle Entrate, l’Agenzia delle Dogane e dei monopoli, nonché l’Agente della riscossione stanno in giudizio direttamente.
Tale interpretazione letterale del dettato normativo sembra trovare le prime conferme in alcune pronunce da parte delle Commissioni tributarie, che considerano irregolari la costituzione in giudizio da parte dell’Agenzia delle Entrate - Riscossione, attraverso difensori del libero foro.
Ad esempio tale principio traspare nella pronuncia n. 2284/1/18 della Commissione Tributaria Regionale Calabria, con riguardo al caso di un contribuente che aveva appellato una pronuncia della Commissione Tributaria Provinciale di Catanzaro, che aveva ritenuto valida la cartella di pagamento notificata al soggetto per i debiti fiscali trasmessi dal de cuius pur essendo intervenuta la rinuncia all’eredità, afferma proprio tale principio.
In sede di appello il contribuente citava sia l’Agenzia delle Entrate, che aveva rettificato e liquidato la maggiore imposta dovuta dal de cuius sia Equitalia, che aveva notificato gli atti esecutivi.
La Commissione adita, alla luce del subentro dell’Agenzia delle Entrate - Riscossione, ritiene irregolare la sua costituzione in giudizio in quanto avvenuta attraverso un avvocato del libero foro.
Osserva la C.T.R. Calabria per i giudizi dinanzi alle commissioni tributarie “continua ad applicarsi l’articolo 11, comma 2 del dlgs n. 546/1992 in forza del quale l’agente della riscossione nei cui confronti è proposto il ricorso deve stare in giudizio solo propri funzionari” con la conseguenza che in caso contrario, il mero subentro mediante patrocinio di avvocati del libero foro non può che implicare “l’inutilizzabilità delle difese affidare ad avvocati esterni”.
Nello stesso senso si è già pronunciata la Commissione Tributaria Regionale Campania, con la sentenza n. 443/27/2018, depositata il 21.02.2018, la quale osserva “deve convenirsi con il rilievo sollevato dall'appellante, secondo cui anche in questo grado Agenzia delie Entrate - Riscossione (succeduta ad Equitalia Servizi di Riscossione s.p.a., a sua volta subentrata ad Equitalia Sud s.p.a.) si è costituita (dopo il 1.7.2017) irritualmente, ossia non direttamente, ma rappresentata e difesa da un avvocato del libero foro”, concludendo nel senso di ritenere tale irregolarità come “nullità della costituzione in giudizio, sanabile in forza dei principi ricavabili dall'art. 182 cit.”.
È evidente quindi come tali pronunce da parte dei giudici di merito andranno sicuramente ad incidere sui giudizi attualmente pendenti, nell’ambito dei quali si registra ancora la tendenza alla rappresentanza processuale da parte di avvocati del libero foro.